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Come scegliere il pesce fresco: guida completa

Capire come scegliere il pesce fresco è essenziale per garantire gusto, sicurezza e qualità. Ecco i segnali da riconoscere e gli errori da evitare.

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Scegliere il pesce fresco non è così facile come sembra. Tra banchi luccicanti di ghiaccio e profumi di mare, distinguere un prodotto appena pescato da uno conservato troppo a lungo può diventare una vera sfida.

Eppure la freschezza del pesce è ciò che ne determina sapore, sicurezza e valore nutrizionale.

Occhi, branchie, consistenza e odore raccontano molto più di quanto si pensi: bastano pochi accorgimenti per riconoscere la qualità autentica e portare in tavola un alimento ricco di omega-3, proteine nobili e gusto naturale.

Leggi anche: 5 trucchi per riconoscere le seppie dai calamari.

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Odore, occhi e branchie: i primi indizi da osservare

L’olfatto è il primo giudice quado si tratta di scegliere il pesce fresco. Un ingrediente fresco profuma di mare, non di ammoniaca o di stagnante. È un odore salmastro e pulito, mai intenso o dolciastro.

Come scegliere il pesce fresco: guida completa
Come scegliere il pesce fresco: guida completa – Foto Pixabay

Gli occhi devono essere sporgenti, lucidi e trasparenti: se appaiono opachi o infossati, significa che il pesce è stato pescato da diversi giorni.

Anche le branchie sono un ottimo indicatore: devono avere un colore rosso vivo o rosato, mai grigio o brunastro. Passandoci vicino le dita, non devono lasciare residui o muco eccessivo.

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La pelle, infine, deve essere tesa, brillante, con scaglie ben aderenti. Un pesce molle o viscido indica cattiva conservazione o tempo trascorso troppo lungo sul ghiaccio.

Scegliere il pesce fresco in base al tatto

Toccare il pesce, quando possibile, è uno dei metodi più efficaci per valutarlo. Premendo leggermente la carne, questa deve tornare immediatamente alla forma originaria.

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Se rimane l’impronta del dito, il prodotto non è fresco. Anche la rigidità è un buon segnale: un pesce appena pescato è teso, con muscoli compatti e coda leggermente arcuata. Col passare delle ore, tende ad ammorbidirsi e a rilasciare liquidi.

Molti banchi espongono il pesce su ghiaccio tritato, ma questo non basta a preservarne la freschezza se la temperatura non è mantenuta costante o se il ghiaccio non è rinnovato spesso.

Scegliere il pesce fresco da mangiare crudo: sicurezza prima di tutto

Mangiare pesce crudo è un piacere sempre più diffuso, soprattutto grazie alla cucina giapponese e alle tendenze fusion.

Tuttavia, scegliere il pesce fresco giusto da consumare senza cottura richiede particolare attenzione. La freschezza è solo il primo passo: ciò che conta davvero è la sicurezza alimentare.

Il pesce crudo può contenere parassiti come l’Anisakis, che vengono eliminati solo attraverso l’abbattimento termico a -20 °C per almeno 24 ore, come previsto dalla normativa europea.

È quindi fondamentale acquistare pesce già abbattuto, indicato chiaramente sull’etichetta o comunicato dal pescivendolo.

Meglio preferire specie a basso rischio, come tonno, salmone o branzino, e verificare sempre la provenienza. Evitare prodotti “decongelati” e consumare il pesce crudo entro poche ore dall’acquisto è la regola d’oro per gustarlo in totale sicurezza.

Scegliere il pesce fresco: filetti e tranci di qualità

Quando il pesce è già sfilettato o tagliato in tranci, scegliere il pesce fresco può risultare più difficoltoso. In questi casi bisogna osservare il colore e la compattezza della carne.

I filetti devono essere lucidi e umidi, mai secchi o con bordi arricciati. Il colore varia a seconda della specie, ma in generale deve apparire naturale, senza riflessi giallastri o grigiastri.

Attenzione anche al sangue visibile nelle venature: se è rosso brillante indica freschezza, se tende al marrone scuro il pesce è in fase di ossidazione.

Il liquido sul fondo del vassoio non è un buon segno: significa che la carne sta perdendo acqua e struttura.

Scegliere il pesce fresco intero, allevato o pescato? Cosa cambia davvero

Molti consumatori si chiedono se sia meglio acquistare pesce allevato o pescato. Non esiste una risposta univoca: dipende dalla provenienza, dalla specie e dal metodo di allevamento.

Il pesce pescato ha spesso un sapore più deciso e una carne più compatta, ma può essere soggetto a periodi di pesca intensiva e a contaminazioni ambientali.

Quello allevato, se proveniente da filiere certificate e sostenibili, garantisce una qualità costante, controlli rigorosi e minore impatto sulle risorse marine.

In entrambi i casi, è importante verificare l’etichetta, che deve riportare l’origine, la specie, il metodo di produzione e la zona FAO di provenienza.

Etichette e tracciabilità: leggere prima di scegliere

Ogni pesce venduto nei mercati o nei supermercati deve avere un’etichetta obbligatoria con alcune informazioni fondamentali: nome commerciale e scientifico, zona di pesca (indicata da un numero FAO), metodo di cattura o allevamento, stato del prodotto (fresco, congelato, decongelato).

Se sull’etichetta compare la dicitura “decongelato”, significa che il pesce era stato precedentemente congelato e poi scongelato per la vendita: non deve mai essere ricongelato e va consumato entro breve tempo.

Come evitare le frodi alimentari

Le frodi nel settore ittico sono tra le più diffuse ergo, saper scegliere il pesce fresco diventa fondamentale: a volte viene venduta una specie più economica spacciandola per una più pregiata, oppure un prodotto allevato viene dichiarato come pescato.

Anche il colore può essere alterato con additivi, mentre la consistenza può essere migliorata artificialmente con trattamenti chimici.

Per difendersi, è importante acquistare da rivenditori affidabili, diffidare dei prezzi troppo bassi e delle promozioni “a tempo”.

Meglio scegliere pescherie che espongono chiaramente le informazioni e sono disponibili a rispondere alle domande del cliente. Il dialogo resta la prima forma di tutela.

Il pesce in base alla stagione

Proprio come frutta e verdura, anche il pesce ha una stagionalità. Non tutte le specie sono disponibili tutto l’anno, e rispettare i periodi di pesca sostenibile aiuta l’ambiente e garantisce un prodotto migliore.

Nei mesi freddi, ad esempio, si trovano facilmente orate, branzini e spigole di mare; in primavera arrivano alici e sardine; in estate è il periodo perfetto per tonni e triglie.

Scegliere specie locali e di stagione significa anche ridurre l’impatto del trasporto e sostenere la pesca artigianale italiana.

Pesci del Mediterraneo per stagione

Primavera

Alici, sarde, sgombro, palamita, dentice, ricciola (inizio stagione), pesce spada (inizio), pagello, sarago, occhiate.
Molluschi/Cefalopodi: moscardini.
Crostacei: gamberi bianchi, mazzancolle.

Estate

Alici, sarde, sgombro, ricciola, tonno (attenzione alle quote), pesce spada, triglia, cefalo, dentice, lampuga (fine estate), aguglia, tombarello.
Molluschi/Cefalopodi: polpo di scoglio.
Crostacei: gambero rosso, gambero viola, scampi.

Autunno

Lampuga (set–nov), triglia, palamita, alalunga, tombarello, cefalo, pagello, boghe, sugarello.
Molluschi/Cefalopodi: seppie, totani, calamari (inizio picco), polpo.
Crostacei: canocchie (Adriatico), mazzancolle.

Inverno

Spigola (branzino), nasello, sogliola, gallinella, rana pescatrice, sarago, mormora, rombo chiodato (aree idonee).
Molluschi/Cefalopodi: calamari (picco), seppie, polpi.
Crostacei: canocchie (pieno inverno), scampi.

Nota: la stagionalità può variare in base alla zona FAO, alle condizioni meteo-marine e ai periodi di fermo biologico. Prediligi sempre specie locali e pesca sostenibile.

Fonte: ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

Crostacei, molluschi e cefalopodi: come riconoscere la vera freschezza

Riconoscere la freschezza di crostacei e molluschi richiede un occhio attento, perché sono alimenti molto delicati.

cozza mollusco aperta
Come scegliere il pesce fresco: guida completa – Foto di lallakim da Pixabay

I crostacei, come gamberi, scampi e aragoste, devono avere un carapace brillante, compatto e privo di macchie scure.

L’odore dev’essere tenue e salmastro, mai dolciastro o pungente. Se venduti vivi, devono muoversi o reagire al tocco: la vitalità è il primo segno di freschezza.

Nei molluschi bivalvi, come cozze, vongole e fasolari, il guscio deve essere ben chiuso o richiudersi immediatamente se stimolato, segno che l’animale è vivo.

I calamari, i Totani, le seppie e i polpi, invece, devono presentare occhi trasparenti, pelle lucida e carne soda, con ventose che aderiscono bene alle dita.

Qualsiasi segno di viscosità o odore sgradevole indica un prodotto non più adatto al consumo. Saper leggere questi indizi garantisce piatti sicuri, gustosi e davvero freschi.

Conservazione e consumo sicuro a casa

Anche il miglior pesce fresco può deteriorarsi rapidamente se conservato male. Una volta acquistato, va mantenuto in frigorifero a una temperatura tra 0 e +4°C e consumato entro 24 ore.

Se non si prevede di cucinarlo subito, conviene pulirlo, eviscerarlo e congelarlo. Il pesce crudo destinato al consumo senza cottura deve sempre essere abbattuto preventivamente per eliminare eventuali parassiti come l’Anisakis.

Durante la cottura, la carne deve diventare opaca e compatta, segno che ha raggiunto la temperatura di sicurezza. Le tecniche di griglia o vapore mantengono meglio la struttura e i valori nutrizionali rispetto alla frittura.

Pesce fresco e sostenibilità: una scelta etica oltre che gastronomica

Saper scegliere il pesce fresco significa anche fare una scelta etica. La pesca eccessiva e l’inquinamento stanno mettendo a rischio gli ecosistemi marini, e orientarsi verso prodotti sostenibili è un modo concreto per contribuire alla loro tutela.

Preferire pesce locale, proveniente da piccoli pescherecci, e limitare il consumo di specie sovrasfruttate (come tonno rosso o pesce spada) sono gesti che fanno la differenza. Le etichette “Friend of the Sea” o “MSC” indicano aziende che seguono pratiche responsabili.

Mangiare pesce fresco, dunque, non è solo un piacere: è una forma di rispetto verso il mare e verso chi lo abita.

Daniele Ferruccio Toscana
Daniele Ferruccio Toscana
Nato nel 1979, ho intrapreso studi in conservazione del patrimonio artistico, ma la mia vera vocazione si è rivelata altrove. Per oltre un decennio, ho gestito con passione un pub di mia proprietà a Roma, dove ho appreso che la qualità degli ingredienti è fondamentale per una cucina eccellente, soprattutto quando si tratta di carne e pesce. Da questa esperienza e dalla mia passione per la scrittura è nato Grigliamo.it, un progetto che unisce l'arte culinaria alla condivisione di ricette e consigli per gli amanti della griglia e del barbecue.

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