Il quinto quarto è una delle espressioni più autentiche della cucina italiana, un universo gastronomico nato dalla necessità e divenuto oggi una scelta consapevole, ricca di identità e memoria.
Le sue origini affondano in un’epoca in cui le parti più pregiate dell’animale erano destinate ai ceti abbienti, mentre ciò che restava, interiora, frattaglie, testina, coda, finiva nelle mani dei lavoratori dei mattatoi e delle famiglie dei quartieri popolari.
Da questa divisione forzata è nata una tradizione culinaria sorprendentemente creativa, capace di trasformare ciò che veniva considerato “meno nobile” in piatti intensi, profondi e ricchi di tecnica.
Oggi il quinto quarto non rappresenta più una soluzione di ripiego, ma un patrimonio gastronomico riscoperto da chef e appassionati, simbolo di sostenibilità, rispetto dell’animale e sapori che raccontano una storia complessa e affascinante.
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Perché si chiama “quinto quarto”
L’espressione “quinto quarto” nasce da un’antica suddivisione delle carcasse bovine, che venivano tagliate in quattro parti principali destinate alla vendita come carne pregiata.
Tutto ciò che non rientrava in questi quarti, interiora, frattaglie, coda, lingua, guancia, zampe e altre parti considerate meno nobili, costituiva simbolicamente un “quinto” segmento, spesso destinato alle fasce popolari.
Nei mattatoi, soprattutto quelli di città come Roma e Firenze, erano proprio i lavoratori ad avere accesso a questi tagli, trasformandoli in piatti ricchi di sapore e di personalità.
Il nome è dunque legato a un sistema economico e sociale ben preciso, che riflette perfettamente la creatività culinaria nata dall’esigenza di utilizzare tutto l’animale con intelligenza, rispetto e ingegno.
Le parti dell’animale che rientrano nel quinto quarto
Nel quinto quarto rientrano tutte quelle componenti che non appartengono ai tagli “nobili”, ma che hanno dato vita a una tradizione culinaria ricca e sorprendente.

Si tratta soprattutto di parti interne e porzioni considerate meno pregiate, oggi rivalutate per il loro carattere unico:
- fegato, cuore e polmoni
- milza, rognoni e animelle
- trippa, lampredotto e stomaco
- lingua, guancia e testina
- coda, zampe e altre frattaglie minori
Ciascuna di queste parti richiede preparazioni specifiche, tempi lunghi e tecniche tradizionali, ma in cambio offre un’intensità aromatica e una profondità di gusto impossibili da ottenere con i tagli più convenzionali.
Dal cibo povero alla cucina gourmet: la rinascita contemporanea
Un tempo simbolo di alimentazione modesta e lavoro quotidiano, il quinto quarto ha conosciuto una sorprendente rinascita nel panorama gastronomico moderno.
Oggi emergono ristoranti che lo reinterpretano con creatività e tecnica, elevandolo da cucina popolare a esperienza culinaria di alto livello.
Un esempio emblematico a Roma è il celebre Ristorante Sora Lella, nel cuore di Trastevere: qui la tradizione romana viene celebrata in piatti autentici come la trippa alla romana o la coda alla vaccinara, con ingredienti selezionati e preparazioni curate.
Questo tipo di approccio ha contribuito a rivalutare il quinto quarto, rendendolo non solo un segno di identità gastronomica, ma anche un segno distintivo di qualità e storia locale, capace di dialogare con obblighi etici legati alla sostenibilità e alla valorizzazione dell’intero animale.
Le ricette simbolo del quinto quarto in Italia
La tradizione del quinto quarto ha generato alcune delle preparazioni più iconiche della cucina regionale italiana, piatti che raccontano storia, ingegno e un rapporto autentico con la materia prima.

A Roma dominano specialità come la coda alla vaccinara, i rigatoni con la pajata e la trippa alla romana, simboli di una cucina popolare ricca di personalità.
A Firenze spicca il lampredotto, servito nel classico panino o in umido, mentre in Piemonte le animelle e il fritto misto continuano a rappresentare un patrimonio gastronomico irrinunciabile.
Accanto a questi grandi classici, si stanno imponendo ricette meno note ma altrettanto ricche di carattere, come il cuore marinato, preparazione che valorizza la consistenza soda e il sapore intenso di una parte spesso trascurata.
Ogni piatto offre un modo unico di raccontare la complessità e la profondità di questo mondo culinario.
Tecniche di cottura: come trattare le frattaglie correttamente
La di queste parti dell’animale richiede attenzione, tempo e una conoscenza precisa delle tecniche adatte a ogni parte, perché le frattaglie hanno consistenze, aromi e strutture molto diverse dalla carne tradizionale.
Il primo passaggio fondamentale è la pulizia, che può includere lavaggi prolungati, sbollentature o l’uso di acqua e aceto per attenuare odori e impurità.
Molti tagli traggono beneficio da una lunga marinatura, utile sia per ammorbidirli sia per valorizzarne il sapore.
Le cotture possono variare dalla lentezza dei bolliti e degli umidi, indispensabili per trippa, coda o guancia, fino ai trattamenti rapidi su fiamma viva per fegato, rognoni o cuore, che altrimenti diventano duri.
Anche la temperatura è essenziale: le frattaglie non tollerano eccessi, richiedono equilibrio e un approccio rispettoso che ne preservi struttura e identità gastronomica.
Valori nutrizionali e perché possono essere un’opzione sostenibile
| Parte (bovino, 100 g) | Calorie (kcal) | Proteine (g) | Grassi (g) | Ferro (mg) | Vitamina A (µg) | Vitamina B12 (µg) |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Fegato | 130 | 20 | 4 | 6,0 | ≈ 9.000 | ≈ 60 |
| Cuore | 140 | 17 | 7 | 4,0 | < 50 | ≈ 8 |
| Rognone (rene) | 100 | 16 | 3 | 4,5 | ≈ 130 | ≈ 20 |
| Trippa | 90 | 12 | 4 | 1,8 | < 20 | ≈ 1,7 |
| Coda | 260 | 30 | 15 | 2,5 | < 20 | ≈ 2 |
| Lingua | 260 | 16 | 22 | 2,9 | < 20 | ≈ 3 |
| Animelle | 230 | 15 | 19 | 2,5 | ≈ 20 | ≈ 10 |
Valori medi indicativi per 100 g di prodotto crudo. I dati possono variare in base a specie, età e taglio dell’animale.
Fonte indicativa dati nutrizionali: USDA FoodData Central
Abbinamenti consigliati: vini e contorni
Il quinto quarto, con i suoi sapori intensi e le consistenze decise, richiede abbinamenti capaci di sostenerne la personalità senza sovrastarla.
Per piatti come coda alla vaccinara, guancia brasata o trippa alla romana, funzionano bene vini rossi strutturati, dotati di buona acidità e tannino: un Cesanese del Lazio, un Chianti Classico o un Montepulciano d’Abruzzo sono scelte equilibrate.
Per preparazioni più delicate, come animelle o cuore marinato scottato, si possono preferire rossi più morbidi o anche bianchi complessi, ad esempio un Verdicchio o un Fiano.
Sul fronte dei contorni, la tradizione offre soluzioni semplici ma efficaci: cicoria ripassata, patate arrosto, insalate amare e fagioli all’uccelletto. Anche i peperoni alla brace rappresentano un abbinamento eccellente, grazie alla loro dolcezza affumicata che armonizza perfettamente la ricchezza aromatica delle frattaglie.


